Le Aquile di Quota Cividale

Il libro "Le Aquile di Quota Cividale, narra le gesta del Battaglione Alpini Cividale in terra di Russia, durante il tragico secondo conflitto mondiale;

L'autore, Guido Aviani Fulvio, dopo un meticoloso lavoro durato quattro anni e dopo tante interviste ai pochi reduci ancora in vita del Battaglione facenti parte delle varie compagnie
(la 16^,la 76^,la 20^,la 115^,e la Compagnia Comando) è riuscito a fare un lavoro a dir
poco epico e meritorio. Con immane pazienza e senso del dovere (per chi non lo conoscesse, è stato Sottotenente della 20^ e poi della 16^ Cp. Fucilieri a Chiusaforte nel 1988 ) tassello dopo tassello è riuscito a ricostruire minuziosamente tutti i delicati passaggi del Battaglione dal suo rientro dalla Campagna di Grecia, alla successiva riorganizzazione per la partenza verso la Russia, da dove migliaia di alpini, e non solo, non hanno fatto ritorno immolandosi per la patria.

Questa mia "recensione" non vuole essere una sorta di "passaggio pubblicitario nella rete", è però un doveroso riconoscimento verso l'autore ,il quale è riuscito in un progetto non alla portata di tutti, esaltando lo spirito di corpo che aleggiava in quei frangenti e che ha sempre tenuto alto il nome del Cividale, contraddistinguendolo nel tempo.

Leggendo questo libro è palpabile la sensazione che ha il lettore di trovarsi davanti non il solito volume che parla in maniera asettica di episodi d'arme, ma di una narrazione fluida di quei momenti raccontati dai diretti interessati, e perciò ricchi di sfumature e di pensieri che (corredati anche dalle numerosissime fotografie dalle quali ho attinto a piene mani col benestare dell'autore)fanno rivivere momenti che altrimenti non sarebbero esplicabili in nessun'altra maniera.

Il plauso com'è ovvio va tutto ad Aviani Fulvio (peraltro già noto negli ambienti di editoria militare per i suoi precedenti libri),per quest'opera che riesce a coniugare la tragicità della guerra, con l'umanità e la semplicità dei suoi personaggi raccontati nel libro.....

Voglio concludere questa doverosa citazione con una frase tratta dal libro e rivolta all'autore:
Bravo Gamel !!

 
Commento dell'Autore Guido Aviani Fulvio


Quando ero sottotenente alla 20^ (poi alla 16^) Compagnia del "Cividale", entrando nella palazzina comando ogni giorno passavo accanto alla lapide di marmo sulla quale erano riportati i nominativi delle Medaglie d'Oro concesse ai Caduti del Battaglione nella campagna di Russia.

Passavo davanti ai loro nomi senza leggerli, come se volessi ignorarli, per non venire a conoscenza delle sofferenze patite da quei giovani soldati che avevano conclusa tragicamente la loro esistenza in quel fronte lontano, ma inconsciamente sentivo che prima o poi avrei cercato di approfondire la loro storia, quasi fossi predestinato a farlo.

Mi sono sentito in dovere di assumermi questa "responsabilità" perché sulla vasta bibliografia che tratta la campagna di Russia manca una diaristica completa e precisa del Battaglione Alpini Cividale, e le notizie che ho trovato sono così scarne da lasciare gli appassionati con una specie di "sete di giustizia" e con l'amarezza di non poter conoscere a fondo le gesta di quegli alpini.

Così, dopo il congedo, ho approfondito l'argomento ed in quattro anni di ricerche ho intervistato quasi tutti i reduci superstiti, percorrendo migliaia di chilometri e lavorando ogni giorno sul materiale accumulato trascurando il lavoro, gli interessi e gli affetti.

Ho iniziato a cercarli nelle adunate, ed ho girato in lungo ed in largo setacciando sistematicamente tutto il Friuli Venezia Giulia (ed oltre) per intervistarli con lo scopo di sapere con precisione assoluta cosa era successo in Russia e, in particolare, in quei terribili giorni del Gennaio 1943.

Ho dovuto stanarli dalle loro case, inseguirli nei campi, raggiungerli sulle montagne e solo dopo un ' iniziale e comprensibile diffidenza hanno cominciato a parlare.

Seduti davanti ad un bicchiere di vino i ricordi finalmente affioravano ed i fatti cominciavano ad assumere un contorno ben preciso.

Era bellissimo, e man mano che continuavano a raccontare il mosaico si completava di preziosissime tessere che riesumavano nomi dimenticati, aneddoti e vicende che nel giro di qualche anno sarebbero andate perdute per sempre con l'estinzione dei protagonisti.

Ma perché era stato scritto così poco?

La risposta l'ho capita con il tempo: il battaglione era composto da gente semplice che era cresciuta in un periodo di grande miseria per il Friuli e quindi costretta a lavorare sodo,senza la possibilità di frequentare molto le scuole.

Dopo la guerra c'era poi tutto da ricostruire, c'era la voglia di rifarsi una vita e dimenticare gli orrori del conflitto;
così hanno ripreso a lavorare per mantenere la famiglia; molti, poi hanno dovuto emigrare in paesi lontani per guadagnarsi da vivere e i ricordi delle sofferenze patite in guerra hanno lasciato il posto ad una nuova esistenza.

E poi, a chi potevano interessare quelle cose? Soltanto quando si incontrava un vecchio compagno d ' armi ci si sedeva a ricordare, ma era una cosa intima, relegata solo a chi aveva partecipato a quegli avvenimenti; gli altri non avrebbero capito.

Per questi motivi quasi nessuno di loro ha affidato alla matita una storia completa da ricordare, e allora ho deciso di raccontare quello che non hanno potuto o non hanno voluto lasciare come testimonianza scritta, perché sarebbe stato un peccato perdere le loro testimonianze che il tempo avrebbe cancellato ed il sacrificio di molti alpini sarebbe stato vano.

Dello stesso Autore:

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