MEDAGLIE D'ORO INDIVIDUALI DEL BTG.CIVIDALE

 

Serg.Magg. PAOLINO ZUCCHI

a cui è intitolata la caserma di Chiusaforte


Nato a Collalto di Tarcento (UD) nel 1915,effettivo alla 16^ Cp.Fucilieri del Cividale;


Comandante di squadra fucilieri e vicecomandante di plotone,dotato di rare doti d'ardimento,trascinatore per eccellenza, già distintosi nella campagna d'Albania, ferito e decorato al V.M. s'offriva più volte volontario per colpi di mano nelle linee nemiche.Durante l'attacco ad una munita posizione, da più giorni teatro di lotte sanguinose, rivendicava l'onore di assaltare la postazione dominante la quota,cardine della difesa nemica.Incitava i suoi alpini col motto del Battaglione, affrontava con impeto travolgente la forte difesa e, trovando nella sua volontà di vittoria ascose energie, superava di corsa l'erto pendio ed il ciglio conteso.Primo fra i primi lanciava le sue bombe a mano contro i difensori che, sgomenti, si davano alla fuga.Incurante del rischio a cui si esponeva, per l'intera giornata, ritto in piedi sulla posizione, impartiva ordini alla squadra impegnata a respingere continui contrattacchi nemici, e personalmente scaricava con calma il suo moschetto sugli attaccanti, determinando con il suo esempio la fermezza dei dipendenti.Individuato e fatto segno al tiro di un pezzo anticarro, cercava a sua volta di precisare la postazione e rimaneva ritto al suo posto, finchè colpito in pieno, immolava la sua giovinezza tutta spesa al servizio della Patria in armi.Magnifica figura di combattente che trovava nell'ardore della lotta vera ragione di vita.

(Quota Cividale di Nowo Kalitwa, fronte russo, 4 gennaio 1943)

 


Capitano DARIO CHIARADIA


Capitano di complemento degli alpini, nato a Caneva di Sacile (UD) nel 1901, effettivo
alla 20^ Cp. fucilieri del Cividale;

Volontario nella campagna di Grecia chiedeva insistentemente di poter partire per la Russia al comando di una compagnia alpina.Animatore di uomini sapeva forgiare il suo reparto al suo entisiasmo, alla sua fede, alla sua ansia di combattere per la maggiore gloria d'Italia.Durante violentissimo attacco nemico, vista cadere in mano avversaria una quota di vitale importanza per il nostro schieramento, raccolti parte degli uomini del suo reparto, decisamente si lanciava al contrassalto incurante del micidiale fuoco di armi automatiche, mortai ed artiglierie avversarie, risalendo alla testa dei suoi alpini, galvanizzati da tanto esempio, la maroriata quota, strappandola al nemico.Per più ore si faceva animatore dell'eroica difesa della postazione contro la violenta reazione del nemico, alpino tra i suoi alpini ai quali infondeva il suo spirito aggressivo, il suo cosciente sprezzo del pericolo, la sua tenacia, la sua incrollabile volontà di vittoria.Il giorno successivo ritornava rinnovando le epiche gesta del giorno precedente dalla medesima quota, riuscendo nuovamente a conquistarla.Colpito mortalmente con la visione del nemico in fuga, rifiutava ogni soccorso, preoccupandosi soltanto della sorte dei suoi alpini per i quali aveva ancora nobili parole di incitamento, di ardente fede.Magnifica figura di eroico soldato d'Italia.

(Quota Cividale di Nowo Kalitwa, fronte russo, 4-5 gennaio 1943)

 

Caporal Maggiore FRANCESCO CESCATO

nato ad Arsiè (BL) nel 1917, effettivo alla 76^ Cp.fucilieri del Cividale

Graduato di eccezionali doti di comando, già decorato di medaglia d'argento al V.M. per atti compiuti su un altro fronte, aveva fatto della sua squadra uno sceltissimo reparto al quale venivano affidate le più rischiose imprese.Durante un violento attacco nemico si offriva con i suoi uomini per una difficile ricognizione.Impegnato da preponderanti forze nemiche, benchè ferito, non abbandonava il comando della squadra che trascinava decisamente al contrassalto.Caduto il capo arma tiratore, lo sostituiva prontamente concorrendo efficacemente con la tempestività e la precisione del fuoco a fronteggiare efficacemente l'aggressività avversaria.Nuovamente colpito, mentre con indomita tenacia persisteva nell'impari cruenta lotta, cadeva sul campo dell'onore.

(Fronte ovest Goulubaja Kriniza, fronte russo, 30 dicembre 1942 - 1° gennaio 1943)

 


Sten.CARLETTO GAVOGLIO

Sottotenente di complemento,nato a Genova nel 1916,effettivo alla 76^ Cp.fucilieri del
Cividale

Comandante di plotone fucilieri da lui forgiato al suo ardimento ed alla sua fede, incaricato di una audace e rischiosa azione notturna, benchè scoperto e sottoposto ad un infernale fuoco di mortai e mitragliatrici nemiche, scattava con estrema decisione, alla testa dei suoi uomini galvanizzati dall'eroico esempio, all'assalto di munita posizione.Ferito una prima volta, proseguiva impavido nella sua travolgente azione, colpito una seconda volta sdegnava ogni soccorso continuando a trascinare i suoi uomini fino a pochi passi dalle mitragliatrici nemiche.Una raffica in pieno petto frenava l'eroico slancio mentre stava balzando nella posizione avversaria, ma non smorzava l'ultimo incitamento alla lotta che riusciva a lanciare nell'estremo anelito di vita. Mirabile esempio di elevate virtù militari e di indomito valore.

(Quota 176,4 sud di Nowo Kalitwa, fronte russo, 5 gennaio 1943)

 


Sten.BRUNENGO GIACOMO

Sottotenente di complemento,nato a Pieve di Teco (IM) nel 1911, effettivo alla 16^ Cp.
fucilieri del Cividale

 


Comandante di plotone alpino, durante un violento attacco al nemico, superiore per numero e per mezzi, colpito da scheggia di mortaio che gli spezzava il braccio sinistro, continuava ad opporre tenace resistenza all'avversario e lo obbligava a ripiegare.successivamente, incurante dell'intenso fuoco, sorridente e fiducioso della vittoria si lanciava alla testa del reparto al contrattacco con bombe a mano.ferito una seconda volta, non desisteva dal combattimento, ma, rifornitosi di bombe si gettava nuovamente nella lotta e con l'esempio del suo indomito coraggio, reso ancor più evidente dalle sanguinanti ferite, centuplicava le forze e l'ardore combattivo dei suoi alpini, costringendo il nemico a fuggire ed a lasciare le armi sulla posizione.Mentre inseguiva l'avversario, una raffica di mitragliatrice lo colpiva al petto e stroncava la sua giovane, eroica esistenza.Fulgido esempio di virtù militare e amor patrio.

(Zona Peschlani - quota 739 di Monte Golico, fronte greco, 28 febbraio 1941)

 


Alpino ZUCCHI GIAN LUIGI

 

Volontario di guerra diciassettenne, si offrì di far parte di un gruppo di arditi che doveva eseguire una incursione nelle linee nemiche.Primo si slanciò all'assalto e combattendo con la baionetta e con le bombe a mano fu di esempio ai compagni, che alla fine, sopraffatti, dovettero ritirarsi.Accortosi che l'ufficiale comandante era rimasto in mano nemica, invitò i suoi compagni a seguirlo e, lanciatosi di nuovo sui nemici impegnava una lotta corpo a corpo.Riuscito ad avvicinarsi al proprio ufficiale mentre un soldato austriaco stava per vibrargli un colpo di baionetta, prontamente slanciavasi e, facendo scudo del proprio corpo al superiore, riceveva in pieno il colpo a lui diretto.Ferito a morte, sul punto di esalare l'anima generosa, trovava la forza di gridare: "Viva l'Italia!"

(Valderoa, 15 gennaio 1918)

 


RICOMPENSE CONCESSE AL BTG.CIVIDALE

COLLETTIVE - LA BANDIERA DI GUERRA,CONCESSA NEL 1976
SI FREGIA DELLE SEGUENTI DECORAZIONI:

 

 

Croce di Cavaliere dell'ordine militare d'Italia (*)
(all'arma di fanteria)


Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia.

(1915-1918)


(*)Decorazione in duplicato,originale al Btg.Alp.Gemona erede delle tradizioni dell'8°Rgt.Alp.

 

MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE (*)

Per la superba condotta dei Battaglioni Tolmezzo, Cividale, Gemona, durante la guerra italo-greca; irruenti nell'attacco, calcarono vittoriosamente le giogaie del Pindo; tenacissimi nella difesa, scrissero pagine di gloria e di sangue sulle dorsali del Mali, sullo Scindeli e sul Golico, sbarrando col sacrificio la strada alle soverchianti forze nemiche.Granitici e fieri alpini, furono sui monti di Grecia e di Albania ben degni dell'eroico e vittorioso loro passato di guerra.

(Fronte greco: Pindo - Mali, Scindeli - Golico, 28 ottobre 1940 - 23 aprile 1941)

(*) Decorazione in duplicato, originale al Btg.Gemona

 


MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE (*)

Fedele ad una superba tradizione di gloria, coi suoi granitici Battaglioni Tolmezzo, Gemona, Cividale e 41^ Compagnia controcarro, respingeva con gagliardo impeto reiterati violenti attacchi.Destinato successivamente in altro settore per sbarrare al nemico la via del successo, per oltre trenta giorni, nell'aperta e ghiacciata steppa russa, resisteva con incrollabile tenacia alla diuturna formidabile pressione del nemico grandemente superiore per numero di uomini e mezzi, lo inchiodava sul terreno, lo contrattaccava con aggressiva violenza, gli infliggeva gravissime perdite, dando prova sublime di eroismo ed immolandosi per l'onore della Patria. Avuto ordine di ripiegare, i superstiti, con aspri combattimenti, riuscivano ad aprirsi il varco attraverso l'accerchiamento nemico, confermando ancora un volta le leggendarie virtù degli alpini d'Italia.

(Fronte russo, 15 settembre 1942 - 1 febbraio 1943)

(*)Decorazione in duplicato, originale al Btg.Gemona

 


MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE (**)

Il Battaglione Val Natisone dette esempio di tenacia e di abnegazione sbarrando il passo al nemico con una incrollabile resistenza ed attaccando poi vittoriosamente con impetuoso valore.
(Le Buse, Schiri, Monte Ciove, Monte Chiesa, 20 maggio- luglio 1916)


Il Battaglione Cividale, pur con forze assottigliate dalla lotta sanguinosa,teneva fieramente testa, con audace valore, a reiterati violenti attacchi di soverchianti forze nemiche.

(Monte Cimone di Arsiero, 23 - 26 maggio 1916)

(**) Decorazione in duplicato, originale al Val Tagliamento

 


MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALORE DELL'ESERCITO

Unità colpita nelle infrastrutture dal sisma del 6 maggio 1976,interveniva immediatamente in soccorso delle popolazioni dei Comuni di Chiusaforte, Dogna, e Resia.
Il personale, sotto la guida dei propri Comandanti, si prodigava con abnegazione, senza soste, per il recupero dei feriti e dei beni sepolti dalle macerie, operando in condizioni di estrema difficoltà e spesso a rischio della propria incolumità a causa del perdurare delle scosse e dei crolli.
Proseguiva per lungo tempo, rifiutando l'avvicendamento, l'opera di assistenza morale e materiale delle comunità, organizzando tendopoli per gli scampati e provvedendo al loro vettovagliamento ed all'assistenza sanitaria.
L'opera svolta,che ha riscosso l'incondizionata ammirazione delle Autorità e della popolazione, ha contribuito in modo determinante a ridurre i danni provocati dalla grave sciagura, dando prestigio all'Esercito Italiano.

(Chiusaforte, 6 maggio - 25 luglio 1976)


Torna alla Homepage